ALCUNE NOTE SUGLI SVILUPPI DELLA DISCUSSIONE SUL PIANO SOCIO-SANITARIO
22 Dicembre 2011 |  di Administrator   

Tag: piano sanitario Sanità

Le consultazioni territoriali sulla proposta di piano socio-sanitario della Giunta Cota hanno espresso pressoché unanimemente una forte critica sull’impianto della riforma. Le organizzazioni sindacali dei professionisti medici e delle professioni del comparto hanno preso le distanze dalla filosofia del piano e puntato il dito contro le conseguenze già misurabili del piano di rientro.

Le giornate di Commissione sanità consumate nell’esame degli emendamenti presentati dalle opposizioni (alcune centinaia) hanno reso evidente la fermezza con la quale si rigetta sul piano politico-istituzionale il merito avanzato in materia sanitaria e sociale e anche il metodo con il quale il presidente Cota pretendeva, contro tutti e contro l’evidenza, di forzare il Consiglio Regionale a un voto entro il 31 dicembre.

Che sia per una logica constatazione della maggioranza di centro-destra sulla propria incapacità di tenuta nell’aula e sul proprio isolamento rispetto all’esterno, o che sia per una emersione progressiva delle reali intenzioni dell’Assessore Monferino, sta di fatto che da stamane è cominciato un confronto politico tra la Giunta, la maggioranza e le opposizioni sul futuro della riforma sanitaria.

La novità rilevante è la possibilità che si rinunci alla fatidica scadenza del 31 dicembre che era solo nella mente di Cota e si accolgano le obiezioni più radicali, quindi non mediabili, sul modello avanzato, in particolare sullo scorporo dei presidi ospedalieri dalle Asl e sulla costituzione di nuove grandi Aso.

La ricerca di non belligeranza o addirittura di condivisione è stata avanzata dall’assessore su due obiettivi, questi sì, irriducibili: 1) la rete ospedaliera che, pur vedendo i presidi all’interno delle Asl, ne prefigura la gerarchia già avanzata nei documenti precedenti con la possibilità di una riduzione complessiva del numero delle Asl; 2) la centralizzazione delle funzioni no core, (logistica, acquisti, informatica fino alla omogeneità delle contrattazioni) in una evoluzione spinta delle aree funzionali sovra-zonali, già contemplate dalle leggi vigenti, esasperate fino alla previsione di aziende dedicate a queste funzioni.   

Per interpretare queste nuove, o semplicemente svelate, priorità occorrerebbe il ritiro dei documenti di programmazione finora depositati e la loro riscrittura. Sicuramente questo scenario fa registrare dati politicamente interessanti: 1) la rinuncia a un rapporto muscolare con le forze politiche, con le conferenze dei sindaci, con le rappresentanze delle professioni e delle organizzazioni sociali; 2) la presa d’atto che un modello estraneo alla storia piemontese – privo di evidenza rispetto ai benefici attesi – è stato sconfitto dalla reazione diffusa; 3) la sintonia tra la resistenza delle opposizioni e le obiezioni dei territori.

Che l’organizzazione delle cure ospedaliere debba praticarsi in una logica di rete secondo livelli di complessità non è una novità, né politica né scientifica. Il tema è se debba avvenire attraverso processi e percorsi di tipo clinico e sociale o imposta in funzione di un’architettura aziendale. La nostra posizione era la prima e in quella direzione si era già lavorato con il precedente piano socio-sanitario.

Il giudizio sulle centralizzazioni è più complesso. Volendo fare dell’ironia si potrebbe dire che, dopo mesi di demonizzazione delle competenze tecniche e amministrative dichiarate sempre ridondanti nella sanità, ora si attribuirebbe il massimo potere proprio a queste strutture. A meno che non si pensi, come è probabile, non solo a centralizzare ma anche ad esternalizzare, ovvero a conferire queste funzioni non all’apparato interno ma ad agenzie o a direttori generali manager a cui potrebbe essersi aperto l’ultimo bando.

Chi ha frequentato l’ambiente negli ultimi anni ricorda una illuminante lettera della Presidente di Confindustria Marcegaglia al Ministro Fazio e alla Conferenza delle Regioni nella quale, a fronte  della sempiterna critica sull’inefficienza del sistema pubblico , si avanzava l’offerta di un ingresso strutturale dell’imprenditoria privata nella gestione sanitaria, ben oltre il ruolo della sanità complementare. Evidentemente vantaggioso in una fase storica in cui tradizionali settori di mercato non sono espansivi, mentre la domanda di beni pubblici è costantemente in crescita, anche se costretta nei patti per la salute e nei patti di stabilità.

Verrebbe da interrogarsi se la scelta di un direttore prima e assessore poi proveniente da quel mondo non sia una prima pratica di quella suggestione, chiarendo il dubbio sul perché mai un manager, che rivendica la neutralità politica senza accorgersi della contraddizione di essere assessore, si sia avventurato in questa impresa.

Il tema quindi è: la Lega si compiace delle promesse di efficienza e spera in un ritorno politico da questo ipotetico risultato? Oppure questo disegno è frutto di un’alleanza politico-economica oggi un po’ sgangherata per le vicende nazionali? E il Pdl, localmente ammaccato, che ruolo vuole giocare in questo nuovo scenario?

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Agenda


Commenti Recenti

Iscriviti alla newsletter

Inserisci il tuo indirizzo email